Washington sta intensificando un piano di destabilizzazione e sabotaggio in Iran

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Nel suo tentativo di provocare un cambio di regime a Teheran, il Dipartimento di Stato USA sta esaminando un piano di destabilizzazione interna in Iran che include attacchi terroristici contro obiettivi governativi, istigazione di disordini di piazza con agenti provocatori, sabotaggio della rete elettrica e dei siti petroliferi del paese persiano.
L’elite di potere USA, diretta dai neocon, si trova piuttosto frustrata per gli scarsi risultati che sono stati fino ad ora prodotti dalla campagna anti-iraniana del Dipartimento di Stato USA che ha avuto il suo culmine nel summit di Varsavia convocato allo scopo di creare una coalizione di paesi contto l’Iran.
I tentativi di isolare Teheran e di bloccare l’esportazione del suo petrolio sono falliti di fronte al rifiuto di alcuni grandi paesi, dalla Cina all’India alla Turchia, oltre alla Russia, che hanno deciso di continuare ad acquistare il petrolio iraniano ed in alcuni casi hanno anche incrementato la quantità di acquisti, grazie alla politica di sconti attuata dalle autorità iraniane.
Il massimo della rabbia nei circoli di Washington è stato provocato dalla visita in Iraq del premier iraniano Rouhani il quale si è recato a Baghdad, dove è stato ricevuto con tutti gli onori ed ha concluso con le massime autorità iraniane accordi rinnovati di cooperazione economica, militare ed energetica con il paese confinante che condivide con l’Iran una frontiera di circa 1.400 Km.
Inutilmente gli USA avevano cercato di influire sul governo di Baghdad per indurre questo a troncare i rapporti di cooperazione con l’Iran, visto che questo paese fornisce il 40% circa dell’energia all’Iraq e esiste una consolidata attività di scambi commerciali fra i due paesi che hanno sempre mantenuto vincoli di vicinanza storica, culturale e religiosa, essendo entrambi a maggioranza sciita. Inoltre le autorità dell’Iraq hanno manifestato la loro gratitudine a Rouhani ed al popolo iraniano per il contributo fornito da Teheran nella lotta contro il terrorismo dell’ISIS che ha sconvolto il paese negli ultimi anni.
In Iraq si trovano fra l’altro, i lughi santi della religione sciita, come Karbala, dove ogni anno milioni di pellegrini sciiti provenienti da vari paesi, si recano in pellegrinaggio, ma questo fattore era del tutto ignorato dai neocon di Washington che sono completamente a digiuno della Storia e della cultura dei popoli della regione.

Mojahedin del pop, terroristi antiiraniani sponsorizzati da USA e Occidente

La strategia di Washington è quella di puntare sui gruppi terroristi formati da ribelli anti iraniani, come i Mujaheddin–e Khalq, che sono stati la principale organizzazione responsabile di attacchi terroristici su territorio iraniano e che ultimamente è stata riorganizzata e riarmata dalla CIA e da altri servizi di intelligence occidentali (britannici e francesi) per condurre una serie di attacchi armati all’interno del paese. Ultimamente sembra certo che Washington, attraverso i servizi di intelligence dell’Arabia Saudita, ha arruolato numerosi elementi dell’ISIS provenienti dalla Siria e dall’Iraq, dove erano stati presi prigionieri, facendo trasferire questi in Pakistan e in zone di frontiera dell’Iraq, per mezzo di elicotteri privi di insegne, con l’intento di farli infiltrare sul territorio iraniano.
Non a caso si sono registrati di recente vari tentativi di infiltrazone alle frontiere dell’Iran con scontri a fuoco e vittime fra le guardie di frontiera iraniane che sono però riuscite a bloccare i tentativi di infiltrazione ed a catturare alcuni di questi terroristi vivi i quali, dopo pressanti interrogatori, hanno confessato e rivelato il piano ed i loro mandanti. L’ultimo cruento episodio è avvenuto alle frontiere del Pakistan dove un commando era riuscito ad infiltrarsi in territorio iraniano ed a far saltare su una mina un bus che trasportava soldati della GRI (Guardie della Rivoluzione Iraniana) producendo varie vittime.

Forze di sicurezza iraniane bloccano terroristi

L’altro fronte di attività della CIA è quello dei sabotaggi e si registra un tentativo dei servizi USA di reclutare persone dotate di competenze teconolgiche per attuare sabotaggio della rete elettrica dell’Iran.
L’ultima informazione fornita da analista del Medio Oriente, Sharmine Narwani, un ex socio anziano dell’Università di Oxford, ha affermato che a un ingegnere iraniano-americano, di sua conoscenza, era stato offerto denaro da funzionari statunitensi per condurre una missione di sabotaggio contro la rete elettrica di Teheran.

Narwani ha rivelato giovedì che l’ingegnere, ed una sua amica che non ha nominato per ragioni di sicurezza, sono stati avvicinati due volte dai “dipendenti del Dipartimento di Stato USA” in seguito ai disordini post-elettorali del 2009 dell’Iran e gli sono stati offerti $ 250.000 per portare a termine tale operazione.

Gli agenti avrebbero descritto l’operazione come “molto semplice”, richiedendo che l’ingegnere si recasse in un’area specifica a Teheran e per fargli applicare un codice specifico in un dispositivo di comunicazione durante il suo imminente viaggio in città.

L’ingegnere, tuttavia, avrebbe rifiutato di eseguire l’operazione e alla fine ha comunicato il tutto a Narwani nel 2010.

Parlando con Narwani, l’ingegnere ha anche espresso scioccato il fatto che i funzionari statunitensi sapessero del suo viaggio programmato a Teheran e sapevano anche che questi si trovava “a corto di soldi” in quel momento.
Risulta chiaro il tentativo dei servizi USA di hackerare o disattivare le reti elettriche “governate da sistemi elettronici o informatici” per suscitare allarme e turbolenze nel paese, esattamente come l’ultimo attacco effettuato dagli USA contro le reti elettriche del Venezuela.
Il piano di sabotaggio in Iran, meso a puntoi dai servizi di USA e di Israele, punta a sabotare i sistemi elettrici, di comunicazione, a danneggiare le infrastrutture ed i sistemi di difesa iraniani.
Già nel 2011, Stati Uniti e Israele avevano condotto un attacco informatico contro il programma di energia nucleare iraniano.

Riferendo l’incidente un anno dopo, il Washington Post aveva scritto che la National Security Agency (NSA), il servizio di spionaggio della CIA e l’esercito israeliano avevano lavorato insieme per lanciare un malware soprannominato Stuxnet contro gli impianti nucleari iraniani.

L’Iran sostiene inoltre che il regime israeliano ha assassinato quattro dei suoi scienziati nucleari tra il 2010 e il 2012.
Tutto questo rientra nella guerra ibrida che Washington conduce contro Teheran e che ultimamente è stata intensificata con le sanzioni e con il tentativo di isolamento del paese.
Dal canto suo l’Iran ha provveduto a fortificare le sue difese e non tralascia alcuna occasione per contrastare il piano degli USA e di Israele contando su una ben sviluppata capacità tecnologica, su una vigilanza interna rafforzata e su un armamento di nuova generazione che ha la funzione di scoraggiare una possibile aggressione contro il paese.

Fonti: Press TV Hispan Tv

Traduzione e sintesi. Luciano Lago

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