Tempo di Camaleonti

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di Luciano Lago

Il premier Conte, dopo la fiducia ottenuta al Senato, ha sentito l’esigenza di fare rapporto ai suoi “superiori” ed è subito scappato a Bruxelles a prendere ordini probabilmente dalla Ursula von der Leyen (BCE) e dai membri della Commissione Europea a cui aveva reso atto di piena subordinazione già dal momento del suo insediamento. Si capiva fin dall’inizio che dietro tutta l’operazione del cambio di maggioranza e del nuovo governo c’era la UE e i suoi plenipotenziari.
Sintomatico che, nella prima giornata di insediamento del nuovo governo, il premier Conte si trovi a Bruxelles piuttosto che a Roma o a Milano. Lo stesso Conte ha dimostrato massima obbedienza alla BCE quale supremo organo del potere finanziario in Europa e lo ha anche dichiarato esplicitamente. Ai dettami di Bruxelles e Francoforte non si può discutere ma si deve solo obbedire e ringraziare per la preziosa opera di salvaguardia della stabilità dei mercati.

Rimane certo che non si prepara niente di buono per i lavoratori, per i piccoli produttori e per le categorie del lavoro, dell’artigianato e per i pensionati, disoccupati e giovani in cerca di occupazione.
Il programma del Governo Conte prevede soltanto fedeltà all’Europa, osservanza delle regole, contenimento della spesa pubblica, aumenti fiscali mascherati dietro la lotta all’evasione e porti aperti per i migranti. Avanti con il traffico di mano d’opera pronta per lo sfruttamento e per favorire i profitti delle mafie e multinazionali.
Perfino Jean Claude Junker ha salutato in Conte il nuovo Tsipras, ovvero un emulo del traditore del popolo greco che è stato portato alla fame dalla troika europea con l’assenso di chi avrebbe dovuto salvarlo. Entusiasta anche Günther Oettinger, quello che si aspettava che i mercati avrebbero insegnato agli italiani come votare. Non c’è dubbio che la casta politica italiana ha appreso in pieno la lezione.
La componente essenziale del nuovo governo è il PD, il partito neoliberista e filo UE per antonomasia a cui si è associato, in un capolavoro di trasformismo politico, il Movimento 5 Stelle che ha rinnegato in un colpo solo tutte le dichiarazioni di lotta alla casta, di contestazione del sistema della UE e dell’euro e del “mai con il PD”,” mai con il partito di Bibbiano”.

“Mai con il PD”, diceva Di Maio

La conversione al liberismo atlantista e filo capitalista è stata spontanea e neanche sofferta, tanto da meritarsi il plauso e l’approvazione di personaggi come il senatore Monti e il senatore Pierferdinando Casini. Straordinario l’accostamento dei grillini come Di Maio e Di Battista (detto il gaucho) con Monti e con Casini, dalla rivoluzione di piazza all’accomodarsi con i fiduciari della grande finanza e del potere bancario. In particolare Di Battista da ammiratore di Che Guevara a sostenitore di Monti e Casini. Chissà come la prenderanno i loro elettori, certo non troppo bene. Le conversioni sono sempre esistite come quelle di San Paolo sulla via di Damasco ma il camaleontismo e il trasformismo sono ben altra cosa.
Il camaleontismo degli esponenti 5 stelle supera ogni immaginazione, nessuno avrebbe potuto aspettarselo, Scilipoti aveva tracciato la strada ma gli allievi hanno superato di molto il maestro.


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