Tavecchio, dimissioni al veleno. La cronaca dell’addio via Twitter

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Incapaci di fare gol. Questo purtroppo è stato il difetto principale della nazionale italiana nello spareggio contro la Svezia che ci ha escluso dai mondiali. Per questo l’allenatore, Gian Piero Ventura, è stato esonerato. Oggi, tuttavia, il quadro si è completato: il presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, dopo giorni di pressione, si è dimesso. È rimasto fermo al palo, vinto dalla tristezza. E saranno in molti a ricordarlo così.   

Lo hanno aspettato in tanti, giornalisti e fotografi, tutti attentissimi e trepidanti davanti alla scrivania e alla sedia che lo avrebbe ospitato per quella che, nessuno l’avrebbe mai detto, si sarebbe rivelata una vera resa dei conti.  

Prima della conferenza stampa: l’attesa

Ma anche a casa c’è gente che si è organizzata benissimo. 

Poi Tavecchio è arrivato, e anche la sua firma.

Dimissioni attese, urlate, volute dalla maggior parte degli italiani. E anche inaspettate visto che, fino a venerdì scorso, non erano davvero prevedibili. Soprattutto dopo che, anche la FIFA aveva deciso di appoggiare Tavecchio attraverso le parole del presidente Gianni Infantino. A volte però l’insistenza paga.     

L’esito della giornata di oggi, del resto, lo aveva anticipato Stefano Bartezzaghi sulle pagine di Repubblica con un’anagramma geniale: “Altrove, cacchio”.  

Quindi? A che punto siamo adesso? Il riassunto è gentilmente offerto da Angelo Mangiante, giornalista di Sky Sport. 

C’è chi evoca il passato e frasi storiche. Non c’è Beppe, né Berlino. Ma molti esultano allo stesso modo. 

E chi torna ancora più indietro… 

L’importante è non perdere mai la speranza 

Dimissioni solitarie. Almeno a quanto dice lo stesso Tavecchio 

È tutto un tradimento, inaspettato, frutto delle pressioni ricevute.

Beh, non c’erano dubbi no? 

La conferenza stampa: un discorso rabbioso (e un po’ delirante)

Non tutti hanno apprezzato le parole che hanno accompagnato le dimissioni. Tavecchio, in un vero show, ha parlato per dieci minuti ed è apparso molto scosso e provato. Ma l’ironia del web non ha avuto pietà e non ha risparmiato battute e prese in giro.  

Scusate il francesismo. Anzi, I francesismi. Era meglio restare all’italiano.  

Diciamo che le metafore non sono proprio l’arma comunicativa migliore di Carlo Tavecchio 

Niente, neanche questa l’abbiamo capita 

Questa un po’ meglio.

Ma forse è una tattica per riconquistarsi le simpatie perdute 

Avete presente quei discorsi per cui:  

“Sei libero stasera?” 

“No, devo guardare il gatto che guarda fuori dalla finestra”.  

Almeno ha riconosciuto le sue colpe, o no? 

Poi ci sono I meriti. Che si attribuisce da solo, parlando in terza persona.

E anche parlando di Var… 

Il discorso, riassunto in tre passi, mostra in fondo che Tavecchio non ha perso smalto.  

And the winner is…

Insomma… Tavecchio rappresenta il Paese o no? 

Per chi si fosse dimenticato gli anni di Tavecchio.

L’altezza invece è lui stesso a ricordarcela (in maniera un po’ strana). 

Le passioni di Tavecchio: il calcetto.

E le boccette. 

Insomma. Oggi termina l’avventura di Carlo Tavecchio come Presidente della FIGC. Con un discorso che verrà ricordato per molto tempo.

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