Sanders avverte che una guerra con l’Iran sarebbe “molto peggio della guerra in Iraq”

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Il senatore degli Stati Uniti Bernie Sanders ha detto che la guerra con l’Iran sarebbe “molte volte peggiore della guerra in Iraq”, dopo che un rapporto ha mostrato che i funzionari americani della equipe del Pentagono, guidati dal consigliere per la sicurezza nazionale, il “falco” John Bolton, avevano presentato al presidente Donald Trump un nuovo piano militare contro la Repubblica Islamica dell’Iran.

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Patrick Shanahan, ha presentato il piano – che aveva aggiornato su ordine di Bolton – in una riunione dei principali assistenti alla sicurezza nazionale di Trump sulla più ampia politica iraniana giovedì, riporta il New York Times , citando funzionari dell’amministrazione senza nome.
Martedì Sanders ha pubblicato un video dal vivo all’improvviso, dicendo: “Sedici anni fa, gli Stati Uniti hanno commesso uno dei peggiori errori della storia del nostro paese attaccando l’Iraq”.
“Ora, sulla base di quel disastro che è stato realizzato in Iraq, sembra che John Bolton voglia una nuova guerra in Iran”, ha detto Sanders. “Una guerra in Iran sarebbe, a mio avviso, molte volte peggiore della guerra in Iraq “.

Il senatore ha anche detto che era in procinto di costruire una coalizione al Congresso per costringere il presidente a chiedere l’autorizzazione al Congresso se dovesse decidere di andare in guerra con l’Iran.

“Sto lavorando duramente per vedere se possiamo ottenere 51 membri del Senato degli Stati Uniti, così come una maggioranza alla Camera dei Rappresentanti per chiarire che, prima che il Presidente intraprenda un’azione militare in Iran o altrove, deve chiedere l’autorizzazione al Congresso. “
Il NYT ha riferito che i funzionari statunitensi si stavano preparando a schierare fino a 120.000 truppe in Medio Oriente per contrastare le minacce poste dall’Iran.

Alla domanda sul rapporto di martedì, Trump ha dichiarato: “Non abbiamo programmato per questo, speriamo di non dover pianificare per questo”. Tuttavia, ha aggiunto, “Se dovessimo farlo, manderemmo un sacco di truppe anche in più di quelle (dei 120.000)”.

Il Segretario di Stato Michael Pompeo ha anche affermato che gli Stati Uniti non hanno inseguito l’idea dello scontro militare con l’Iran. “Fondamentalmente non cerchiamo una guerra con l’Iran”, ha detto Pompeo a Sochi durante la sua visita in Russia martedì.

Posizione d’attacco aeronavale USA

Le tensioni sono aumentate tra Stati Uniti e Iran da quando Washington ha iniziato a proclamare di voler ridurre le esportazioni di petrolio di Teheran a “zero” e ha inviato un gruppo di attacco di portaerei, un gruppo di bombardieri strategici, una nave d’assalto anfibia e una batteria di missili Patriot in Medio Oriente per provare accumulare pressione militare su Teheran.

Nota: Alle bugie dell’Amministrazione USA ormai non crede più nessuno e, di conseguenza, Trump e i suoi consiglieri possono dichiarare qualsiasi cosa. Quello che conta sono i fatti e i fatti ci dicono che l’Amministrazione Trump, sotto la direzione di Netanyahu, di Jared Kushner (il genero di Trump) e del gruppo dei neocon della Casa Bianca, persegue l’obiettivo prioritario di distruggere l’Iran e per questo motivo sta prefabbricando un qualche pretesto (false flag) per giustificare una aggressione militare all’Iran. Il sabotaggio delle petroliere nel porto degli Emirati Arabi potrebbe essere una prima avvisaglia di questo pretesto.
Si può essere certi che, in questi giorni, la CIA ed il Mossad israeliano stiano lavorando febbrilmente per creare la “false flag” che consentirebbe al Presidente Trump di muovere guerra scavalcando il Congresso sulla base di una azione aggressiva dell’Iran contro gli interessi americani.
La lunga storia delle guerre USA precedute da questo tipo di provocazioni sta a dimostrare quale sia l’attitudine di Washington quando vuole contrastare i paesi che si oppongono al suo dominio.
Possiamo aspettarci presto nuovi lampi di guerra nel Golfo Persico.

Fonti: Real Clear Politics CBS News

Traduzione e nota: Luciano Lago

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