Luigi Di Maio si dimette: volge alla fine la parabola dei 5 Stelle

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di Luciano Lago

Anche gli “esperimenti” finto populisti, come quello del movimento/partito dei 5 Stelle, hanno una parabola d’inizio che poi, una volta esaurita la loro funzione, inesorabilmente volge alla fine.
Non poteva essere diversa la traiettoria del 5 Stelle, movimento che era nato incanalando la protesta giovanile e dei ceti sociali lasciati indietro dal sistema liberista e globalista ma che, una volta capitalizzati i consensi e arrivato al governo, ha fatto una netta conversione di 180 gradi rimangiandosi tutto il suo potenziale programma antisistema per arrivare a genuflettersi alla Unione Europea ed ai suoi simulacri, nello sconfessare le sue precedenti posizioni anti establishment ed a condividere il potere di governo con il PD, il partito di riferimento dei potentati finanziari e delle oligarchie di Bruxelles.
I sostenitori del movimento 5 S., gente che ha creduto inizialmente alle loro promesse, reddito di cittadinanza, economia verde, diritti sociali, ecc.., dopo il voltafaccia sulla Tav, sull’euro, sull’economia sostenibile, sulle spese militari, alla lunga ha percepito le loro parole come vaniloquio presuntuoso e sterile, “noi bravi tutti gli altri brutti sporchi e cattivi”. La gente, non i militanti, voleva anche i fatti, e li voleva subito.
La bolla del M.5 S. che si era ingigantita oltre misura, adesso rischia di scoppiare e rivelarsi per quello che è: una bolla di aria fritta vuota di contenuti e senza una idea di fondo.

Un partito che era nato come anti-casta si è trasformato in poco tempo in un partito a supporto della casta con un enorme conflitto di interessi al suo interno, visto il ruolo della Casaleggio ed associati. Quest’ultima una società privata che, attraverso i contributi obbligatori versati dai parlamentari, utilizza soldi pubblici per svolgere attività di interesse privato.
L’accordo segreto fatto da Grillo con il PD (per motivi mai chiariti) ha avuto l’effetto di svuotare del tutto il movimento dei suoi propositi originari e renderlo di fatto un partito della sinistra globalista, filo UE e filo finanza.
Come avevamo esattamente previsto, il trasformismo ed il camaleontismo dei vertici del movimento 5 Stelle, trasformatosi da movimento pseudo rivoluzionario in un partito filo UE e omologato alla casta, ha prodotto non soltanto un crollo verticale dei consensi, che sarà molto peggiore di quello manifestatosi nelle ultime elezioni europee e amministrative, ma anche la fuoruscita di molti degli stessi parlamentari di riferimento del movimento, sia fra quelli nazionali sia fra gli eletti al parlamento europeo . Il caso di Paragone è solo quello più eclatante.

Gian Luigi Paragone

Di Maio e soci avevano promesso di aprire il Parlamento come una”scatoletta di tonno”, avevano detto ma, come ha dichiarato sarcasticamente la Deborah Billi, già fedelissima di Casaleggio e responsabile della comunicazione dei grillini, “nella scatoletta di tonno abbiamo trovato la piovra ed è stato più facile lasciarci abbracciare che combatterla”. Ha reso bene lei l’idea della triste fine del Movimento 5 Stelle, meglio di molti altri.
Con la rinuncia di Gigino Di Maio al suo ruolo di capo politico, dopo aver cumulato cariche immeritate ( vice premier a ministro del Lavoro, fino a ministro degli Esteri) a tutti gli effetti volge al capitolo finale la sagra dei 5 Stelle, da quella che è l’attuale irrilevanza numerica del movimento, cui sono stati ridotti dalle scelte scellerate del gruppo dirigente, i grillini sono ormai arrivati, in poco tempo, all’implosione interna con decine dei loro parlamentari che fuoriescono dal partito per cercare rifugio altrove e sottrarsi a quella che sarà, con ogni probabilità, la resa dei conti finale.
Non sarà facile però sottrarsi al “redde rationem” con i propri elettori che avevano riposto fiducia in questo sgangherato movimento.

I personaggi di riferimento del 5 Stelle

In ogni caso, la funzione per cui era stato creato in origine il Movimento, con la regia occulta di ambienti della finanza massonica, è stata comunque assolta: salvaguardare il sistema politico italiano dal una ondata di protesta e contestazione che lo avrebbe travolto.
Il PD e i suoi sodali risultano un “pò ammaccati ” ma ancora in forze e la funzione che era del 5 S. adesso passa ad altri. Saranno probabilmente le “Sardine” oggi, i “Calamari” domani, ad assolvere la stessa funzione dei 5 S., fino a quando naufragheranno tutti nel ridicolo.

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