Il principe ereditario saudita si è “infognato” nel pantano dello Yemen e ora cerca l’aiuto diretto degli Stati Uniti: il rapporto del NY Times

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Di fronte a crescenti pressioni internazionali e interne, la campagna militare del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman nello Yemen ha ulteriormente spinto Riyadh a chiedere l’assistenza di Washington, secondo un rapporto del N.YTimes

Nonostante abbia condotto una lunga guerra di quattro anni contro lo Yemen, la coalizione guidata dai sauditi non è riuscita a raggiungere il suo obiettivo annunciato di insediare un governo fantoccio e sconfiggere il movimento Houthi Ansarullah nel paese, secondo il New York Times.

I sauditi frustrati, tuttavia, si sono rivolti per richiedere un ulteriore sostegno degli Stati Uniti nella speranza di ottenere una svolta, secondo i diplomatici non nominati ma informati sulla questione.

Gli Stati Uniti forniscono già ai sauditi armi, supporto logistico e aviazione d’appoggio. Tuttavia Riyadh sta cercando ulteriori servizi di intelligence e forse lo spiegamento di squadre e consiglieri delle forze speciali americane nello Yemen, secondo i diplomatici.

Nonostante sia incoraggiato dall’amministrazione filo sionista del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, Riyadh è, comunque, contrariata dall’esitazione di Washington a fornire l’ulteriore assistenza.

“Perché gli americani non hanno portato avanti una singola operazione per aiutare?”, Si è chiesto Mustafa Alani, studioso presso il Centro di ricerca del Golfo sostenuto dai sauditi, che è vicino alla corte reale.

La riluttanza di Washington arriva mentre il congresso Usa ha spinto una risoluzione per limitare l’assistenza degli Stati Uniti nella campagna militare saudita in seguito alla macabra uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi, squartato in una missione diplomatica in Turchia nell’ottobre dello scorso anno, dai sicari del principe Bin Salman.

Giovedì, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha votato per approvare risoluzioni che bloccano alcune vendite di armi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti.

Mercoledì la Camera degli Stati Uniti ha votato per bloccare la vendita di munizioni con guida di precisione (MGP) all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti per motivo dei loro crimini contro la popolazione civile dello Yemen.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha, tuttavia, difeso con forza le vendite di armi al regno ricco di petrolio. Il presidente ha promesso di porre il veto a qualsiasi risoluzione che vieti le vendite.

Opzioni decrescenti

Di fronte a una serie sempre decrescente di opzioni nello Yemen, i sauditi “non hanno il lusso di poter uscire dallo Yemen”, crede Farea al-Muslimi, presidente del Centro per gli studi strategici di Sana’a, un istituto di ricerca nello Yemen capitale.

Kristin Smith Diwan, analista di Washington Institute, con sede a Washington, crede anche che il fallimento di Bin Salman nel concludere la guerra, ampiamente propagandato come “investimento personale” del giovane principe ereditario, ferisca la sua “credibilità come leader di successo”.

“Non molte persone in Arabia Saudita pensano che questo sia un saggio investimento per il futuro”, ha detto.

Il frettoloso ritiro dell’alleato più importante dell’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, reso pubblico lo scorso mese scorso, ha anche spinto molti esperti a chiedersi ulteriormente se il regno sia in grado di continuare la guerra da solo.

Quasi cinque anni dopo che l’alleanza guidata dai sauditi ha iniziato la guerra contro lo Yemen, si è trovata in un pantano dove non può vincere.
Conosciuto per essere più efficienti dei sauditi quando comandano le truppe di terra, gli Emirati Arabi Uniti avevano aiutarono a mantenere una fragile rete di mercenari e milizie tribali per combattere per la coalizione guidata dai sauditi nelle regioni meridionali dello Yemen.

Parlando la settimana scorsa, un funzionario dell’ambasciata saudita a Washington ha affermato che il regno si affiderebbe di più agli “alleati yemeniti” (la fazione filo saudita) in seguito al ritiro degli Emirati.

Tuttavia, gli esperti ritengono che le rivalità tra le diverse fazioni della milizia che si contendono il vuoto lasciato dalle forze degli Emirati, insieme alla mancanza di appeal politico dell’Arabia Saudita nei confronti delle milizie a sud del paese, possano portare a un crollo definitivo delle forze tribali della coalizione.

Truppe saudite

Fonti dicono che la decisione “salva faccia” degli Emirati Arabi Uniti di ritirare le proprie truppe dallo Yemen ha reso l’Arabia Saudita “profondamente delusa”.
Secondo il rapporto del New York Times, alcuni diplomatici occidentali e delle Nazioni Unite sperano che il ritiro degli Emirati, insieme alla crescente frustrazione internazionale per l’impatto della guerra sui civili, possa fare pressione sul principe ereditario per negoziare un accordo con gli Houthi.

Tuttavia, il controllo severo di bin Salman sui media e l’opposizione del paese significa che il principe ereditario si trova ad affrontare poche pressioni interne per porre fine alla guerra, ha spiegato il giornale .
Cresce intanto l’indignazione internazionale, visto che non si può più nascondere, nonostante l’occultamento dei media atlantisti, il massacro della popolazione civile nello Yemen ad opera dell’Arabia Saudita e degli USA.

Fonti: New York Times – Press TV

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

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