Gli Stati Uniti lasceranno il Medio Oriente per non sprofondare nelle sabbie mobili

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Gli Stati Uniti, secondo la volontà dell’Amministrazione Trump, prevedono di limitare la propria presenza militare in Medio Oriente. Il presidente americano vuole in ogni modo sbarazzarsi della zavorra di guerre inutili e senza fine che il suo paese sta conducendo.

Donald Trump è ormai convinto di non avere necessità di una presenza USA nella regione, le campagne medio orientali americane inaugurate da Bush e Dick Cheney sono state un errore. La mentalità e il modo di pensare di un uomo d’affari come Trump non individuano benefici economici di una serie di “guerre infinite” iniziate dai suoi predecessori. La regione è abituata alla guerra. Ed è improbabile che qualsiasi presenza degli americani riduca immediatamente la quantità di sangue versato, piuttosto finisca per esacerbare le tensioni.

La strategia degli USA in Medio Oriente era stata creata dai neocon americani. Il caos e lo stato attuale delle cose è un fenomeno voluto e creato da Washington e da Tel Aviv sulla base di un piano realizzato dalle azioni ordinate del presidente texano. “Siamo un impero, e siamo noi che con le nostre azioni creiamo la realtà”, lo aveva detto una volta il consigliere di Bush. I neocons, come ha scritto Irving Kristol, sono “liberali che vivono una realtà immaginaria”. Il Medio Oriente moderno è il prodotto della loro ricerca intellettuale. La loro idea di come, quando e dove sia necessario utilizzare Al-Qaeda (Al Nusra in Siria) per poi distruggerla (quando non gli servirà più) è fallita clamorosamente.
La vecchia idea americana di “democratizzare” i paesi del Medio Oriente e rovesciare i regimi autoritari, sgraditi a Washington, poteva sembrare teoricamente giusta. Ma essenzialmente era completamente errata e fuori della realtà.

Secondo tutti i rapporti, inclusi quella della Brown University e della Ivy League, la guerra al terrorismo e, se più ampia, la campagna statunitense in Medio Oriente 2001-2019, sono costate quasi $ 6 trilioni.

Questo importo è più alto del PIL di Francia e Germania messi insieme. O circa quattro volte il PIL russo.

Parallelamente a questo crescente risentimento dal basso, come confermano i sondaggi d’opinione della “Pew Research”, si dimostra che mai come adesso la percentuale di americani che credono che il loro paese dovrebbe “fare gli affari propri”, è stata più alta dalla fine della guerra del Vietnam. Naturalmente, secondo loro, l’Afghanistan, la Siria e l’Iraq non sono affari americani.

Truppe USA in Medio Oriente

Secondo le promesse fatte da Trump, quando è salito alla Casa Bianca, nel 2016, la presenza dei militari USA in Medio Oriente avrebbe dovuto diminuire sensibilmente. Da allora, in effetti c’è stata una riduzione del numero di soldati in M. Oriente che è diminuito del 30%, ovvero più di 32 mila americani sono tornati a casa. Anche il contingente iracheno è stato ridotto del 13%. Più recentemente, è stato promesso il ritiro completo di 2.000 soldati dalla Siria e una riduzione del 50% del contingente in Afghanistan. Questo nonostante l’opposizione dei neocons e dello “Stato Profondo”.

Tuttavia quale considerazione si può stimolare dal passato? Qualcuno tempo fa cantava : “Il passato non ritorna e non c’è nulla di cui essere tristi: ogni epoca ha le sue foreste che crescono”. La domanda principale è cosa succederà dopo il risultato fallimentare e non garantito degli interventi americani?

Sembra chiaro che nulla di buono ci si dovrebbe aspettare dal risultato militare degli americani e dal loro ritiro.

La regione è piena di conflitti. Sono guerre mobili, sempre in movimento, ma percepiti dalla popolazione locale come qualcosa di naturale, integrante della realtà presente.. Ci sono popoli che lottano per la loro autonomia, per la loro terra o per difendere la loro fede religiosa, arabi, iraniani, turchi, afghani, pakistani e israeliani rappresentano la loro realtà comnflittuale. I conflitti sono entrati nel loro sangue e diventano parte dell’identità nazionale.
Ci si può ricordare di un altro caso. Avvenne quando, alcuni anni fa, il rappresentante speciale del presidente russo per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, aveva affermato che, se Trump “deciderà di ritirare il contingente dall’Afghanistan, tutto crollerà”. Nell’estate del 2017, il diplomatico aveva detto ad un analista: “Dal momento che l’Esercito americano non può davvero fare nulla, lasciate che abbandonino l’Afghanistan”.

Si può citare un altro episodio. Quando sono iniziate le discussioni sul ritiro delle truppe dall’Afghanistan sotto Obama, il ministro Sergey Lavrov, in modo inaspettato, aveva esortato gli Stati Uniti a non affrettarsi a spiegare perché stavano facendo questo. Questa è una spiegazione: un diplomatico di alto rango si affrettava a chiedere agli Stati Uniti di lasciare l’Afghanistan, per stabilizzare la regione.

Tutti ormai sono consapevoli della situazione in Iraq. Per lo meno, molte persone sanno che gli USA sta andando avanti con sempre maggiore versamento di sangue innocente (vedi Mosul). Ma secondo l’ ONU , oggi la situazione in Mesopotamia sta vivendo un periodo di massima stabilità dal 2012. E questo è dovuto ad voler includere la lotta degli Stati Uniti contro l’ISIS (l’organizzazione è vietata in Russia) . In tutta realtà, il bagno di sangue è iniziato in Iraq dopo l’invasione americana. Ci sono ormai molti rappporti che confermano quanto gli USA abbiano favorito l’avanzata dell’ISIS in Iraq ed in Siria in quanto favorevole ai loro piani geopolitici.

Anche le popolazioni locali vogliono liberarsi dei conflitti. Ad esempio, i pakistani stanno costruendo un muro al confine con l’Afghanistan. Molto tempo fa, il confine di 2640 chilometri tra le due repubbliche islamiche fu disegnato dal capo dell’amministrazione coloniale, il britannico Sir Mortimer Durand. Questo muro divide le persone che vivono nei paesi in guerra. E la presenza degli americani in Afghanistan difficilmente risolverà un conflitto di vecchia data, anzi lo ha reso cronico.

Di sicuro la presenza americana in Medio Oriente non ha portato la pace. Inoltre, si può sostenere che alcune delle loro azioni hanno in gran parte destabilizzato la regione, diventando un catalizzatore per il terrorismo. Ma qui – come nel famoso aforisma sull’ONU. La presenza militare americana nella regione è più probabile che consenta alla regione di scivolare nell’inferno.

Questa è la realtà di oggi. E il loro ritiro a breve e medio termine non potrà destabilizzare la regione più di quanto l’abbia fatto, potrà esacerbare i conflitti, aprire vecchie ferite. E il fattore più importante: permetterà ai radicali sciiti di affrontare i loro avversari wahabiti e salafiti, sponsorizzati dall’Arabia Saudita. Servirebbe un arbitro per mantenere una stabilità relativa, o vinceranno le forze più radicali, i fondamentalisti e gli estremisti. Gli USA hanno dimostrato di non essere l’arbitro ma parte nel conflitto e nella destabilizzazione. Sarà la Russia il vero arbitro?

Tutti i paesi sperano che gli USA abbandonino la regione e lo stanno richiedendo con forza tanto in Iraq, quanto in Afghanistan, come in Siria. Questo dimostra il fallimento totale della presenza degli USA nella regione, vista sempre di più come una invasione ed una occupazione arbitraria.  

di  Luciano Lago

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