“Fin che la Barca va”, cresce il Business delle ONG e degli scafisti nel Mediterraneo

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di Luciano Lago

L’ultima vicenda della nave Mare Jonio della Ong Mediterranea che ha traghettato 49 migranti dalle acque libiche del Golfo della Sirte fino a Lampedusa, ignorando tutte le intimazioni della Guardia di Finanza e delle autorità italiane, risulta troppo scopertamente una provocazione preordinata per creare un altro caso politico (simile a quello della nave Diciotti) e mettere sotto accusa il Governo ed il ministro dell’Interno Salvini.
L’azione fatta dal comandante Pietro Marrone, istigata e diretta da tal Luca Casarini, già esponente di formazioni della sinistra oltranzista, è stata talmente sfacciata che la Procura di Agrigento (la stessa che aveva messo sotto accusa Salvini per sequestro di persone) ha dovuto iscrivere il comandante della nave Marrone nel registro degli indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e mettere sotto sequestro la nave. Presto saranno sentiti anche i componenti dell’equipaggio.
Risulta evidente che la nave, una volta raccolti i migranti in mare, avrebbe dovuto, in base alle normative internazionali, contattare la guardia costiera libica o, in alternativa, le autorità poortuali più vicine, ovvero quelle libiche o tunisine. Invece niente di tutto questo, il solerte comandante ha avviato la nave direttamente verso il porto di Lampedusa per compiere la sua “missione” di traghettare (non salvare) i migranti verso la destinazione italiana che, con tutta evidenza, era stata prestabilita dagli scafisti che dai migranti (si presume) avevano ricevuto il compenso corrispondente. Come sempre avviene in questi casi, si può stabilire il coordinamento fra mafie che gestiscono il traffico dei migranti, scafisti e le ONG che opportunamente si trovano al largo delle coste libiche.
Bisogna dire che questo traffico era rimasto bloccato da mesi per la posizione intransigente del Governo Italiano e del ministro Salvini. Di conseguenza le mafie e gli scafisti necessitavano di un intervento esterno per rimettere in moto il meccanismo che aveva fruttato fino ad ora centinaia di milioni e prodotto molte vittime di affogamento in mare. Un fatturato troppo importante per non incentivare una nuova ripresa del traffico marittimo.
Ecco che opportunamente, per una coincidenza di interessi, arriva il Casarini, capo missione, che si incarica di coordinare la nave Mare Jonio affinchè provveda a rimediare un carico di migranti in acque libiche e ripartire alla volta di Lampedusa per dare il segnale di luce verde alla ripresa del traffico. Il messaggio doveva essere chiaro: in Italia si può sbarcare.

Luca Casarini (foto ANSA)

Un messaggio che aspettano ansiosamente alcune centinaia di migliaia di migranti attualmente stazionati in Libia ed altrettanti in numero moltiplicato per dieci che si trovano nei paesi dell’Africa, dall’Eritrea alla Nigeria, al Mali ed al Senegal, in attesa di partire per tentare anche loro l’avventura in Italia.
Come ci si poteva aspettare, tutti gli esponenti della sinistra mondialista hanno immediatamente colto l’occasione per tornare ad intonare la solita litania del “apriamo i porti”, ” salviamo tutti in mare”, “bisogna accogliere tutti”, “Salvini un criminale”, ecc.. Senza dubbio tutto questo clamore a favore delle migrazioni dovrà essere ricordato al momento delle prossime elezioni di Maggio: gli Italiani hanno capito bene chi sono quelli che vogliono fare dell’Italia un campo profughi per mezza Africa senza controllo.

Sbarco nave Mare Jonio a Lampedusa

Questa volta però non è andato tutto liscio, Salvini non è caduto nella trappola, ha consentito lo sbarco in poche ore ma ha allertato le autorità per far bloccare la nave. In questo caso i reati sono troppo evidenti per non essere contestati e, se si vuole adottare un provvedimento motivato, a nostro avviso, non soltanto sarebbe contestato il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ma anche il concorso esterno in associazione mafiosa (art. 416 Bis C.P.).. Si tratta di accertare la contiguità criminale derivante dall’eventuale collegamento fra ONG e scafisti che si può desumere dalle telefonate e dalle comunicazioni intercorse fra la nave e gli scafisti.
Si può sperare che gli inquirenti questa volta vadano fino in fondo ed il tutto non si chiuda con una soluzione “all’Italiana”, visto che da questo dipende il messaggio da far arrivare ai potenziali migranti in Libia, in Africa ed agli scafisti pronti a riprendere il traffico se riceveranno luce verde dalle ONG, le stesse che sono in attesa di rimetter in mare le loro barche. “Fin che la barca va”……..può crescere il business per tutti, scafisti, ONG, mafie e cooperative d’accoglienza.

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