Disturbi ossessivi compulsivi: quando un pensiero ossessivo può essere considerato patologico?

0

Uscire di casa e tornare indietro per verificare di aver chiuso il gas o la porta d’ingresso, così come convincersi di non aver inserito l’allarme dell’auto appena parcheggiata e andare a controllare, sono situazioni che possono capitare a ognuno di noi. Per alcune persone, però, che soffrono di disturbo ossessivo compulsivo, queste azioni diventano imprescindibili e, anzi, condizionano ogni aspetto della vita quotidiana. Per capire di cosa si tratta, quali sono i sintomi, come si manifestano e perché, abbiamo intervistato la dottoressa Chiara Bastelli, psicologa e psicoterapeuta.

Pensieri ossessivi patologici e non: quali differenza?

Un comportamento ansioso e un sintomo ossessivo, come pensare di non aver chiuso rubinetti, porte, di non essersi lavati bene le mani dopo aver toccato qualcosa di sporco o di infetto e in generale di non aver svolto con accuratezza un determinato compito sentendosi spinti a tornare più volte sulla stessa situazione, se manifestati saltuariamente, non devono destare alcuna preoccupazione, spiega la dottoressa. “È importante sottolineare che tra le ossessioni patologiche e quelle non patologiche esiste, infatti, solo una differenza quantitativa, che riguarda il grado di disagio dell’individuo e in che misura egli sia condizionato e penalizzato dai pensieri ossessivi nello svolgimento della sua vita lavorativa e quotidiana. Si può dire che il pensiero ossessivo occupa buona parte della mente della persona: Ho stretto la mano a qualcuno che potrebbe avere una malattia, devo lavarmi bene le mani, non sono certo di averle lavate bene, devo rilavare, e ancora, e ancora”. Un’azione del tutto normale, quindi, viene ripetuta più volte, ma con tutta probabilità non riuscirà a placare le ansie di chi la compie.

“A questo proposito – continua la psicologa  – il DSM 5, che è il manuale dell’associazione psichiatrica statunitense universalmente utilizzato ai fini diagnostici, sottolinea che il tempo dedicato alle ossessioni e alle compulsioni è uno dei fattori di cui tener conto (per esempio più di un’ora al giorno) per poter giustificare la diagnosi di DOC. La variabile temporale è effettivamente molto importante in questo genere di disturbo: più a lungo le ossessioni/compulsioni sono presenti, più facilmente si possono determinare conseguenze invalidanti nella vita quotidiana delle persone che ne sono afflitte”.

Disturbo ossessivo compulsivo: come si manifestano le ossessioni? 

Il disturbo ossessivo-compulsivo è indicato in genere con l’acronimo DOC. L’intervistata spiega che esso “si caratterizza per la presenza di pensieri intrusivi persistenti e involontari, che si manifestano in misura e intensità tali da influire negativamente sulla vita dell’individuo”, come abbiamo già accennato.

Ma cosa sono le ossessioni? “Si tratta – spiega Bastelli – di immagini, bisogni, idee fastidiose e irrazionali che irrompono nella mente generando ansia e preoccupazione. L’individuo spesso riconosce che questi pensieri sono slegati dalla realtà o, per lo meno, inopportuni ed esagerati; ciò nonostante, egli non è in grado di controllarli né di respingerli, oppure riesce a farlo solo per brevi periodi di tempo. Questa consapevolezza, però, finisce per risultare un’aggravante, perché porta la persona ad adottare comportamenti che contrastano le ossessioni ma che, nella concretezza dei fatti, finiscono solo per acuire la sofferenza, perché eccessivi o non collegati in modo realistico con ciò che sono chiamati a prevenire o a neutralizzare”. Come afferma la dottoressa, le compulsioni possono essere dei rituali, dei comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare…) o degli atti mentali (ad esempio: pregare, contare, ripetere parole mentalmente…) che l’individuo compie per trovare un temporaneo sollievo all’ansia causata dalle idee ossessive.

“Il DSM 5 suddivide in tre gruppi le persone affette da questo disturbo, –  aggiunge la psicologa – a seconda che abbiano una buona consapevolezza che le convinzioni del DOC non siano vere (insight buono o sufficiente), oppure che ritengano che le convinzioni del DOC siano probabilmente vere (si parla di insight scarso). Quando invece l’individuo è assolutamente sicuro che le convinzioni del DOC siano vere, si parla di insight assente o di convinzioni deliranti”.

Quali sono i DOC più frequenti?

L’intervistata spiega che alcune tipologie di disturbo ossessivo compulsivo sono più comuni di altre; una di queste è il DOC da controllo, “che porta l’individuo a verificare di continuo, per esempio, di non aver lasciato la macchina o il rubinetto aperti, di aver spento il gas o aver correttamente firmato i documenti: il timore è quello di aver provocato un danno. Il controllo, però, diventa una conferma esterna alla quale è sempre più difficile rinunciare, tanto che man mano assume le caratteristiche di una compulsione”.

Un altro disturbo ossessivo compulsivo molto frequente è quello da contaminazione, che porta la persona a “credere di essere contaminata e di poter contaminare a sua volta le persone care. Le compulsioni correlate, in questo caso, riguardano la pulizia. Basta il contatto o la semplice vicinanza con qualcosa ritenuto sporco per credere di esserne infettati. A volte la contaminazione passa da oggetti fisici alla sfera emotiva, come nel caso in cui ci si convinca di poter diventare avari per aver toccato una persona ritenuta tale”.

Molti individui manifestano un DOC da ordine, che riguarda “la simmetria che deve esserci nella disposizione degli oggetti – aggiunge la psicologa  – mentre altre dimensioni sintomatologiche del disturbo possono riguardare pensieri proibiti o tabù che coinvolgono, per esempio: la religione, la sessualità e gli impulsi violenti, con relativi timori di aver arrecato danno a se stessi o agli altri, idea che porta a sviluppare relative compulsioni di controllo. Alcune persone  – continua l’intervistata – sono ossessionate dal timore di danneggiare gli altri se non compiono i loro rituali di accumulo di certi oggetti. Il pensiero può essere, per fare un esempio: Non posso buttar via nessun giornale, altrimenti mio figlio si ammalerà”.

L’influenza dei DOC sulla vita quotidiana 

Come è facile intuire, convivere con un disturbo ossessivo compulsivo non è affatto semplice, perché esso condiziona nel profondo molteplici aspetti della vita di chi ne soffre. “L’individuo affetto da DOC è minacciato da preoccupazioni e ansie che lo lasciano esausto, incapace di gestire i propri sentimenti e i propri timori – commenta l’intervistata. – La presenza di ossessioni provoca in lui una forte sofferenza e interferisce con le attività quotidiane, fino a compromettere la sua vita sociale e lavorativa. Parenti e amici sono oggetto di continue richieste di rassicurazioni riguardo le ossessioni, oppure sono coinvolti nelle compulsioni, con il risultato di peggiorare la qualità di ogni relazione e isolare sempre di più l’individuo”.

La dottoressa precisa che uno degli aspetti che viene maggiormente messo alla prova dalla presenza di un disturbo ossessivo compulsivo è il lavoro. “Anche la carriera risulta più difficoltosa  – afferma –, poiché il DOC si presenta nella maggior parte dei casi tra i 15 e i 25 anni e la sua insorgenza può compromettere il percorso di studi e quello lavorativo: chi ne soffre, ritiene che la sua prestazione non sia mai corretta e che quindi debba essere sempre rifatta, pregiudicando spesso la possibilità di portarla a termine. Quando i sintomi compaiono durante l’infanzia o l’adolescenza, possono compromettere lo sviluppo, provocando difficoltà relazionali o appunto bloccare i passaggi evolutivi del ragazzino: pensiamo a un bambino che strappa continuamente le pagine del quaderno non accettando che possano essere visibili errori e imperfezioni, col risultato di non riuscire mai a completare i compiti assegnati. Nonostante l’intensità possa variare nei diversi periodi della vita, –  spiega Bastelli – il disturbo ha la tendenza a diventare cronico. I sintomi possono peggiorare in concomitanza di esperienze traumatiche o di stress personali, familiari e lavorativi significativi”.

Quali sono le possibili cause del disturbo ossessivo compulsivo?

L’intervistata spiega che le cause del disturbo ossessivo compulsivo non sono ancora state individuate in maniera condivisa: “la letteratura scientifica distingue vari possibili approcci al problema. C’è, per esempio, la supposizione che possa essere originato da alterazioni (di carattere biochimico, anatomico o funzionale) del Sistema Nervoso Centrale, ma altri approcci lo affrontano invece dal punto di vista psicologico: esistono, infatti, evidenze per cui l’educazione ricevuta, accompagnata da esagerate preoccupazioni di carattere morale, la spinta al perfezionismo che può portare al senso di colpa, quando si verifica una sproporzione fra errori dei bambini e reazioni esagerate o inaspettate dei genitori, così come le esperienze di carattere traumatico o successive a compiti evolutivi molto impegnativi, possono incidere in maniera determinante nella nascita del disturbo. I sintomi possono inoltre a loro volta peggiorare conseguentemente a esperienze personali di carattere traumatico o particolarmente stressanti, quando le richieste dell’ambiente superano le capacità del soggetto di farvi fronte”.

Si “guarisce” dal disturbo ossessivo compulsivo? 

Il disturbo ossessivo compulsivo, come abbiamo visto, può arrivare a coinvolgere ogni aspetto della vita quotidiana e determina una sensibile diminuzione della sua qualità. Come si può, allora, intervenire per ripristinare una parte dell’equilibrio perduto? La psicologa precisa che “raramente l’individuo guarisce in modo spontaneo. Dopo una diagnosi specialistica, sicuramente è raccomandata una psicoterapia che permetta al soggetto di capire meglio il disturbo che lo affligge, le sue cause, la natura funzionale dei pensieri patologici che lo ossessionano, e di costruire un percorso emotivo e cognitivo capace  di promuoverne il superamento. È possibile valutare una concomitante assunzione di psicofarmaci, tuttavia”.

Gli approcci terapeutici

A chi desiderasse intraprendere una psicoterapia, l’intervistata ricorda che la sua l’efficacia non dipende tanto dal suo indirizzo teorico- pratico, ma soprattutto dalla buona relazione che si instaura tra paziente e terapeuta. “I fattori predittivi di un buon risultato di questo percorso sono pertanto: la collaborazione, l’impegno, il sentirsi accettati, capiti e, ovviamente, la formazione professionale e personale del terapeuta. Fatta questa indispensabile premessa, occorre precisare che, fra le varie possibilità, la psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale è attualmente molto studiata e applicata per la cura del DOC: lo psicoterapeuta cognitivista può infatti insegnare strategie per reagire ai pensieri intrusivi, e tecniche per gestire le emozioni negative e cambiare il proprio comportamento”. L’obiettivo del percorso è quindi rendere il paziente più resiliente nei confronti del disturbo, permettendogli di “imparare a gestire le proprie paure e le emozioni correlate a pensieri infondati, e di aiutarlo a modificare le aspettative di perfezionismo su se stessi e sugli altri”.

Come si aiuta un paziente a ridimensionare le ossessioni di cui è vittima? “È importante –  spiega Bastelli – lavorare sulle credenze che hanno dato origine ai pensieri intrusivi. Uno dei modi considerati efficaci, per fare un esempio, è l’esposizione con prevenzione della risposta. Questa tecnica consiste nel mettere il paziente alla prova con l’esperienza diretta, per verificare e comprendere che le sue ossessioni non hanno le conseguenze attese. Il soggetto viene quindi esposto allo stimolo che provoca l’ossessione. Al comparire dello stato d’ansia, il paziente deve aspettare che essa cali senza ricorrere ad alcuna compulsione. Procedendo in maniera graduale, come in un allenamento, – conclude l’intervistata – il paziente riuscirà a gestire sempre meglio l’ansia e si renderà conto, perché ne fa esperienza diretta, che le proprie paure non si concretizzano. Cambiare il comportamento serve anche a cambiare il pensiero”.

Conoscevate le implicazioni di un disturbo ossessivo compulsivo e gli approcci terapeutici? 

L’articolo Disturbi ossessivi compulsivi: quando un pensiero ossessivo può essere considerato patologico? sembra essere il primo su InSalute.

Powered by WPeMatico

Condividi

Leave A Reply