Così Giampaolo si è preso la panchina del Milan

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Il Milan ha scelto il sostituto di Gennaro Gattuso. Sulla panchina rossonera si siederà Marco Giampaolo, 51 anni, reduce dall’esperienza a Genova, sponda blucerchiata. Il tecnico abruzzese ha firmato un contratto biennale con opzione sul terzo e guadagnerà  2 milioni all’anno. È il coronamento di una lunga gavetta trascorsa sui campi di tutta la penisola, un pellegrinaggio premiato ora con una delle panchine più prestigiose.

Giampaolo, centrocampista di quantità e qualità, smise di giocare molto presto, a 30 anni, per un brutto infortunio alla caviglia. Fu il suo ex tecnico Ivo Iaconi a consigliargli di iniziare la carriera in panchina. Prima tante esperienze da vice-allenatore a Pescara, Giulianova e Ascoli, finché nel 2006 sbarca a Cagliari, la sua prima piazza importante.

Il rapporto col presidente Massimo Cellino, però, non decolla nonostante la stima ricevuta per le sue idee di calcio. L’attuale proprietario del Brescia lo esonera due volte: al primo anno Giampaolo accetta di tornare e salvare la squadra, nella seconda stagione si rifiuta di tornare in Sardegna: “Pur nella consapevolezza del danno economico che ne deriverà, rinuncio a tornare a Cagliari. L’orgoglio e la dignità non hanno prezzo”. Questa fu la sua spiegazione.

A Siena, panchina successiva, continuano gli alti e bassi: al primo anno raggiunge la salvezza ripetendo il record di punti di Mario Beretta (44 punti) con 12 vittorie in campionato. Un risultato così importante non passa inosservato tanto che il suo nome viene accostato anche alla Juventus. Siamo alla fine del 2009. Alla fine, però, i bianconeri optano per mantenere Ciro Ferrara. Giampaolo rimane a Siena e a ottobre viene esonerato. Dal sogno alla polvere.

A Catania, invece, viene licenziato nonostante 22 punti in 20 partite, in perfetta media salvezza. L’accusa è quella di giocare in maniera difensivista. Da dimenticare, invece, le esperienze a Cesena e Brescia: in terra romagnola il tecnico dura tre mesi, lasciando la squadra all’ultimo posto. Alle rondinelle invece l’episodio più clamoroso: all’indomani di una sconfitta contro il Crotone, Giampaolo non si presenta all’allenamento, rassegnando qualche giorno dopo le dimissioni.

Riparte, di nuovo, ancora da più in basso. A Cremona, in quella che oggi si chiama LegaPro, entra in corsa a novembre e conquista un tranquillo ottavo posto, valorizzando qualche giovane, come il figlio d’arte Federico Di Francesco. A fine stagione, si concretizza il ritorno in Serie A: prima di salpare verso Napoli, Maurizio Sarri consiglia al presidente dell’Empoli Fabrizio Corsi di affidarsi a Giampaolo, a suo avviso un tecnico capace di dare una chiara identità alla squadra e che in carriera ha raccolto molto meno di quanto meritasse.

Giampaolo stavolta non delude: nonostante le partenze di alcuni pilastri come Hysaj, Rugani, Vecino e Valdifiori, il tecnico trascina la squadra toscana a una salvezza tranquilla, valorizzando giocatori come Paredes e Saponara e cogliendo il decimo posto in classifica grazie al 4-3-1-2, da sempre il suo modulo di riferimento. Il centrocampo a rombo è il marchio di fabbrica anche dei suoi tre anni alla Sampdoria. A Genova la consacrazione: la sua squadra esprime in diverse occasioni un calcio intenso e godibile, con il merito di lanciare alcuni giocatori (Praet, Skriniar, Bereszyski, Andersen e altri) e di ottenere buoni risultati (due decimi e un nono posto).

Tutto senza perdere i suoi tratti umani, la sua ossessione per il bel gioco e per le qualità umane dei suoi interpreti. Ora il Milan si affida a lui per tornare in Champions League e per trovare una guida tecnica affidabile, dopo anni di cambiamenti in panchina, ben sette allenatori nelle ultime sei stagioni. 

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