“CHRISTCHURCH CALL” È UN PROGETTO PER UNA MAGGIORE CENSURA ONLINE – E ZUCKERBERG NE È UN GRANDE FAN

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di Daniel Ryan

Non ci sarebbe nulla di intrinsecamente sbagliato nella nuova campagna denominata “Chiamata di Christchurch” (per la strage nella moschea in Nuova Zelanda) per frenare i contenuti violenti e terroristici online. Nessuno sano di mente vuole sparatorie di massa trasmesse dal vivo – ma è quello che viene dopo che dovrebbe preoccuparci.
Disegnato all’indomani del massacro della moschea di Christchurch, che è stato trasmesso in diretta, il “Christchurch Call” del Primo Ministro della Nuova Zelanda Jacinda Ardern è indicato come una “tabella di marcia per l’azione” e chiede la rimozione “immediata e permanente” di contenuti estremisti definiti “terroristi e violenti” “dalle piattaforme di social media. È stato firmato da 18 governi e otto società tecnologiche.

La censura dei sostenitori
Lord of social media, l’amministratore delegato di Facebook il noto Mark Zuckerberg, che è afflitto da un ovvio e sempre peggiorativo “complesso di Dio” (si sente onnipotente) , ha offerto un pieno sostegno alla censura online pochi giorni fa, dicendo che si adopererà per bloccare su FB tutti i”discorsi d’odio” (quelli che a lui sembrano tali).

Il commento di Zuckerberg non è esattamente fuori dal nulla. Facebook è già sotto tiro per censurare il discorso politico da entrambi i lati destra e sinistra dello spettro politico. La compagnia ha bandito da FB un gran numero di commentatori di destra e agitatori conservatori dalla sua piattaforma e ha preso misure preoccupanti contro gli attivisti di sinistra e contro la guerra in tutto il mondo. Il giudizio di Zuckerberg è definitivo e inappellabile.

Solo l’inizio
Quindi, se le società di social media non hanno intenzione di contrattaccare a nostro nome (e chiaramente non lo sono), chi lo farà? La risposta ovvia è “giornalisti” – ma non sembrano essere troppo di fretta per fermare questa strisciante censura. Alcuni di loro sembrano piuttosto sostenere più censura, meglio che meno censura.

In un’intervista rilasciata a Le Monde il lunedì, alla Jacinda Ardern (Premier della Nuova Zelanda) è stato chiesto perché ha deciso di concentrarsi “in modo univoco sui contenuti violenti del terrorismo, e non più in generale sui discorsi di incitamento all’odio, che contribuisce anche alla deriva nei social media?”

Censura su notizie scomode per l’Impero

Ardern ha risposto che concentrarsi sul contenuto dei terroristi era solo il “punto di partenza” su cui tutti potevano essere d’accordo. Quindi questo è un viaggio che stiamo percorrendo. Siamo partiti per “il terrorismo è cattivo” – ma dove finiremo? Ardern ha detto di essere cauta sul fatto che proseguire ulteriormente “aprirà la strada al dibattito” sui potenziali rischi per la libertà di espressione. Ma in una conferenza stampa congiunta di mercoledì con il presidente francese Emmanuel Macron, ha detto che la sua speranza è che lavorando insieme, i governi e le aziende tecnologiche potrebbero “eliminare le ideologie dell’odio”.

“Odio” o “libertà di parola”?
Il governatore repubblicano della Florida, Ron DeSantis, firmerà un disegno di legge con cui si intende stabilire quale “crimine d’odio” il fatto di “demonizzare” o “delegittimare” Israele. Il disegno di legge si riferisce all’antisemitismo, ma in realtà è solo un mezzo per censurare e persino criminalizzare il discorso politico. Vedete, questo è il tipo di cose a cui si dedicano i politici “pensierosi” se lasciati a se stessi. Poi di nuovo, il sistema della Florida probabilmente non è qualcosa che farebbe suonare campanelli d’allarme al quartier generale di Facebook, sia Zuckerberg sono già felicemente in regola con gli ordini del governo israeliano di cancellare tutte le pagine degli attivisti palestinesi e dei sostenitori della causa palestinese.

Il senatore democratico Chris Murphy ha twittato all’indomani del divieto fatto alla Infowars dello scorso anno che la stessa “sopravvivenza della democrazia [statunitense]” dipende dalla volontà di Facebook di “abbattere” altri siti web che “squarciano il nostro paese”. Certo, perché no? basta sbarazzarsi di qualsiasi contenuto che possa essere categoricamente classificato come divisivo? Sembra un piano infallibile.

Un rapporto dell’intelligence del governo degli Stati Uniti lo scorso anno ha messo in evidenza un ex spettacolo RT ospitato da Abby Martin come un esempio di contenuto che ha seminato il “malcontento radicale” nella società per coprire criticamente questioni controverse come la guerra del cambio degli Stati Uniti, il fracking, il capitalismo e la brutalità della polizia. Fai attenzione là fuori, non sai mai cosa potrebbe essere definito come contenuto “radicale” da questi censori del governo USA..

Come ha scritto il giornalista Igor Ogorodnev, in un recente pezzo, le conseguenze di un’atrocità “sono un “vaso di miele” per i benefattori che mi guardano intorno cercando di fare qualcosa, ma anche i politici opportunisti per realizzare le loro ambizioni da lungo tempo”.

Tentare di distrarci
I social media sono quello che il pubblico usa per organizzarsi in massa nel XXI secolo. C’è da meravigliarsi se Macron, di fronte a mesi di proteste di Gilet Gialli contro il suo governo, sta aiutando a guidare l’accusa verso una maggiore censura online?

Un rapporto del governo francese ha recentemente chiesto lo sradicamento di contenuti che danneggiano la “coesione sociale” e ha avvertito che “informazioni false”, “voci infondate” e “individui che perseguono obiettivi politici o finanziari” possono avere un impatto sull’ordine sociale. Ma chi decide cosa costituisce “informazione falsa” e “voci infondate”? Il governo di Macron è “abbastanza premuroso” per Zuckerberg?

Certo, è molto più facile per i governi dare la colpa del malcontento sociale a società come Facebook, mentre sostengono che la censura è l’unica soluzione. Se non lo facessero, dovrebbero ammettere che cquello che spinge il malcontento di massa sono le politiche neoliberiste che hanno avuto un effetto negativo sugli standard di vita di base, spazzato via i risparmi di una vita delle persone e devastato il pianeta.

Ma forse tutto questo rappresenta qualcosa su cui Ardern e Macron possono lavorare per qualche altro giorno – cioè, se ci è permesso parlarne.

Traduzione: Sergei Leonov

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