Snowboard come vele nel vento: diario olimpico del 12 febbraio

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Da rap a rap, da oro olimpico a oro olimpico, da Jamie Anderson a Jamie Anderson. La dedica di Pyeongchang non sorprenda: “La musica è potere, e io l’adoro. Ascolto le cose di Dr. Dre (Andre Romelle Young): The Next Episode, What’s the Difference e Still D.R.E. Mi è venuto da ridere pensando che è roba del 2001, ma adoro quella musica, mi fa cominciare a ballare, entro in una zona tutta mia”. La musica è parte integrante della vita, ancor più dei giovani e dello snowboard, figurarsi dello slopstyle, la specialità nata quattro anni fa all’Olimpiade di Sochi e replicata a Peyongchang, come gare e anche come oro al femminile, che finisce sempre al collo della teenager yankee Jamie Anderson.

Rap, yoga ed oli essenziali 

La biondina cambia il destinatario dei ringraziamenti (“I Can” di Nas è stata una canzone davvero di ispirazione a credere in se stessi ed essere consapevoli che tu sei capace di fare qualsiasi cosa. Se lavori duro, tu puoi, ed è la verità”, diceva allora) ma rimane ancorata al rap che le trasmette adrenalina: da Nas a Dr. Dre. Non basta. Stavolta come aiuto extra, la bi regina olimpica dello snowboard ha portato “l’incenso e la lavanda. Il franchincenso è una resina aromatica che viene dagli alberi e ha un odore davvero terroso. Quando sono fuori di testa, lo metto sui polsi e sul retro del collo: mi aiuta davvero a sentirmi un po’ più calma”.

Del resto, ci vuole fede e anche tanta eccitazione per catapultarsi a mille su uno snowboard e fare capriole nell’aria. Soprattutto con il vento violento e irregolare  che soffia sui Giochi coreani talmente forte da fermare tutto lo sci alpino. E da rinviare di un’ora il via anche dello slopstyle donne, per poi vararlo con il nulla osta della Federsci internazionale (dopo essersi consultata con i tecnici) anche se ha cancellato le prove e ha ridotto la gara da tre a due manche. “Le condizioni del tempo sono più che stimolanti, ma sicure, il tempo è sufficientemente stabile per procedere con la gara. La Fis desidera sempre che gli atleti siano in grado di esprimere le migliori prestazioni, quello che non è successo oggi, ma la natura degli sport all’aperto richiede di adattarsi agli elementi naturali”.
Le tavole sono diventati delle vele che raccoglievano il vento e lo amplificavano, facendo sbandare e cadere le concorrenti, minimizzando la difficoltà dei volteggi per evitare guai ed aumentando le proteste, poi. Con la Anderson che ha piazzato 83 punti col primo salto e poi ha solo aspettato per oltre un’ora che le altre finissero ben lontane dal suo oro. 

Difese antigelo. “E le dita?”

In attesa che mercoledì la temperatura cali, dai -25 attesi nelle prossime ore, con raffiche a 72 chilometri orari, è difficile tutto, figurarsi gareggiare. “Figuratevi sparare al poligono, dopo la sgambata di fondo, con le dita intirizzite non riuscivo quasi sentire il grilletto, anzi, non sentivo proprio più le dita… Non riuscivo a riscaldare il corpo e l’ho pagata”. Dorothea Wierer, grande speranza azzurra del biathlon è stata fedele all’allarme e si è sciolta prima nello sprint e poi nell’inseguimento, dov’è finita alle al 15° posto, ancora dietro a Lisa Vittozzi (11a). Mentre Laura Dahlmeier ha concesso il bis anche nella 10km inseguimento: è stata quella che ha sbagliato di meno al poligono nella gara condizionata dal forte vento gelido, regalando alla Germania il terzo oro su tre gare di biathlon. 
Le condizioni di gara di Pyeongchang sono talmente estreme che gli atleti si mascherano coi cerotti colorati, perché il vento brucia la pelle e a -18 si traduce in un -30, tagliandola proprio. Come ha scherzosamente mostrato Federica Brignone, via web, inventandosi degli improbabili baffi gialli. Altre soluzioni? Le creme grasse, le batterie termiche, giubbotti e calzini rinforzati, calze scaldate come quelle che Sofia Goggia s’è fatta arrivare dall’Italia.

Un oro, due vincitori. O tre

Vista con gli occhi a stelle e strisce, la gara a squadre di figure dell’Olimpiade 2018 alla Gangneung Ice Arena rimarrà come una doppia vittoria per il triplo axel della 24enne californiana Mirai Nagasu. La prima statunitense a imitare un uomo ai Giochi, la terza nella storia, sempre di ceppo giapponese, dopo le giapponesi Doc, Midori Ito all’Olimpiade del 1992 e Mao Asada a quelle del 2010. Rinnova il riscatto del sogno americano, con l’atleta quarta all’Olimpiade del 2010, esclusa dalla squadra nel 2014, che ci rientra di forza quattro anni dopo e finisce l’esercizio in lacrime. Per poi abbracciare l’amico Adam Rippon, che stavolta ha sostituito il mitico Nathan Chen ma era stato escluso anche lui da quella selezione: “Ricordo bene quattro anni fa eravamo tutti e due nell’ombra, depressi. Le dissi che se fossimo stati capaci di superare un momento così, se ci fossimo fatti forza a vicenda, ne saremmo venuti fuori alla grande, insieme. E ce l’abbiamo fatta”. Con tanto, tantissimo, lavoro, che Nagasu ha fatto a Colorado Springs, dal vecchio coach, Tom Zakrajsek, imparando in due anni il triplo axel che ha provato “circa 30 volte al giorno”. 

Come hockey e curling, e meno sexy…

In realtà, gli Stati Uniti, nella gara di figure a squadre confermano la medaglia di bronzo di quattro anni fa a Sochi, superati anche dai russi senza bandiera (campioni uscenti), ma targati OAR (Olympian Athletes from Russia) per lo scandalo doping di stato, con in vetrina la sensazionale 15enne Alina Zagitova, campionessa europea, all’esordio olimpico ma prima delle donne che mette già un’ipoteca sul singolo. “Sono riuscita a gestire i nervi, per motivarmi mi ripeto che se ho fatto tutto bene in allenamento perché non dovrei riuscirci anche in gara?”. 

L’oro se lo aggiudica, e abbondantemente, il Canada. Abbondantemente, perché tutto il gruppo e i tifosi in tribuna marchiati con la foglia d’acero applaudono convinti il triplo axel dell’americana nel ruolo di sinceri ed appassionati spettatori. E poi, da attori, sono superiori, migliorando l’argento di quattro anni fa. Prima dell’ultimo esercizio avevano in pratica già vinto, grazie a Patrick Chan, argento nel singolo all’ultima Olimpiade e tre volte campione del mondo, che è in gran spolvero. Ma poi hanno messo sul ghiaccio la prestazione maiuscola della super-coppia Tessa Virtue-Scott Moir, già oro insieme a Vancouver e argento a Sochi. Che, con questo quarta medaglia ai Giochi, eguagliano i migliori di sempre Gillis Grafström-Evgeniy Plushenko.
“Noi siamo nati sul ghiaccio”, racconta Moir, che ha volutamente modificato l’esercizio, rendendolo meno sexy agli occhi del pubblico coreano. ”Pensiamo di essere i migliori del mondo, vincere questa gara è come vincere l’hockey o il curling”. Che sono gli sport del ghiaccio più gettonati in Canada.

Primi dei secondi

Proprio come a Sochi 2014: l’Italia è ancora quarta a squadre (allora a 8 punti dal podio, stavolta a 6), sostanzialmente inferiore di Canada, Ora e Usa, ma un po’ penalizzata con la coppia Cappellini-Lanotte. Grande soddisfazione per il movimento, e in special modo per Carolina Kostner, sempre competitiva a livello più alto, a dispetto dei 31 anni e per il 19enne milanese, l’esordiente olimpico, Matteo Rizzo, quarto, davanti al giapponese Tanaka.

I segreti orange

Ireen Wust ce l’ha fatta: aggiudicandosi il quinto oro olimpico ha trasceso il suo sport, il pattinaggio velocità (con 10 medaglie ai Giochi), è diventata l’atleta olandese più vincente di sempre, superando addirittura Fanny Blankers-Koen, la leggendaria mamma volante dell’atletica che però a Londra 1948 conquistò 4 ori in un’Olimpiade sola. Dopo l’argento nei 3000 metri, col podio tutto orange, ha vinto i 1500 in 1’54.35, con al terzo posto l’altra olandese Marrit Leenstra. Che significa già sei medaglie olandesi in appena tre gare di velocità in Corea. “Il 12 febbraio è il mio giorno, 12 anni fa, quando ne avevo 19, avevo anche vinto il primo oro olimpico a Torino 2006. Ci ho pensato quando sono arrivata seconda nei 3000. E ho temuto. Il mio sogno era proprio di vincere l’oro in tutte le Olimpiadi, da lì alla Corea, e ora che, a 31 anni, l’ho realizzato e provo una sensazione incredibile. Avevo davvero tanta tensione. Me l’ero messa addosso da sola, e così ora il sollievo è ancor maggiore”. Il segreto del mito? “Più è lunga la gara, più è dura, più tiro fuori qualcosa in più dal mio corpo. Io sono fatta così: mi eccito di più con le gare lunghe, e quando sono più importanti. Adoro quella sensazione di sfida che sale e aumenta…”. 

La Nbc sbaglia ancora

Paolo Mieli nella sua pregevole lezione di storia durante la cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici di Pyeongchang sulla Rai aveva a lungo insistito sull’odio storico e insanabile che la Corea nutre per il Giappone. Da cui è stato oppresso e trattato come schiavo, dal 1905 al 1945, con le sue donne utilizzate come prostitute. Ma l’analista di NbcSport, Joshua Cooper, già microfoni dell’emittente a Pechino 2008, come esperto di Asia, ha trasfigurato la realtà, suggerendo: “Ogni coreano vi dirà che il Giappone è un esempio culturale, tecnologico ed economico che è stato importante per la trasformazione del paese”. La tv è stata subissata di proteste. E, a fronte, si dice, di una petizione con oltre 10mila firme, ha chiesto ufficialmente scusa. Negando però che il commentatore sia stato rimosso, ma sostenendo che il contratto era legato esclusivamente alla cerimonia d’apertura. 
Già era andata in onda la scritta “PyeongChang, North Korea capital”. Confondendola con Pyongyang.

La faccia buona torna a casa

Kim Yo Jong, sorella dalla faccia buona del dittatore nordcoreano Kim Jong Un, è rientrata domenica a Pyongyang. Direttore della propaganda, ha incontrato a Pyeongchang le massime autorità sudcoreane e ha presenziato alla cerimonia d’apertura dell’Olimpiade. E’ stata il primo membro ufficiale della famiglia Kim a visitare la Corea del Sud da quando il nonno ha preso il potere nella Corea del Nord. Non è previsto un suo ritorno ai Giochi.

Domani Fontana, Chloe Kim e Pellegrino 

Si accendono le battaglie dello short-track fra coreani: il 7 volte campione del mondo Choi Min-jeong, capolista di coppa del Mondo in tutte le distanze, si difende dall’assalto del rivale Shim Suk-hee, tre volte medaglia a Sochi 2014. L’Italia ritrova nei 500 metri Fontana, Volpecina e compagne con dichiarate ambizioni di podio. E nel fondo sprint a tecnica classica gioca la carta Pellegrino. Nello snowboard è il momento dell’halfpipe, e quindi dell’attesissima Chloe Kim. La 17enne di genitori coreani e di bandiera Usa è la risposta alla leggendaria bi-campionessa olimpica Shaun White: nel 2016 non solo ha vinto il doppio oro alle Olimpiadi giovani ma è anche diventata la prima donna a ottenere un perfetto 100, assicurandosi tre ori agli X Games. Lo squadrone di slittino tedesco schiera la mitica campionessa olimpica uscente, Natalie Geisenberger, che quest’anno è rimasta fuori dalle prime due solo due volte in 13 gare di coppa del Mondo. Eppoi è il momento delle bocce sul ghiaccio, il curling con la nuova prova olimpica del doppio misto e il Canada ancora in lotta per l’oro.

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