È una bufala la notizia che Tiger Woods dovrà sottoporsi a 137 test di paternità

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Articolo aggiornato il 14 gennaio 2019 alle ore 12,41*.

Sembrava una bufala e bufala era. Non è vero che Tiger Woods all’elenco dei suoi record può aggiungere anche quello delle paternità non dichiarate. Una fake news rimbalzata su alcuni siti di informazione e ripresa anche da Agi. 

Una fake news*

Dopo dopo una causa di sette anni, il tribunale di Miami gli ha ingiunto di sottoporsi a un totale di addirittura 137 test di paternità, accettando le richieste di 121 donne che hanno sostenuto di aver avuto rapporti sessuali col campione di golf, e aver avuto un figlio da lui. Molte di loro, che erano presenti in aula al momento del verdetto, hanno salutato la sentenza gridando e piangendo di gioia. Una di loro, Molly Sanders, intervistata da WFNC-TV, ha commentato: “Sono assolutamente estatica! Mio figlio Tommy ha otto anni e io ho lottato per quasi tutta la sua vita perché avesse il diritto di vedere suo padre”. La corte ha concesso trenta giorni al fuoriclasse statunitense per sottoporsi al test del DNA, pena l’arresto e severe multe. Ma i suoi legali hanno confermato che il famoso cliente non si opporrà in alcun modo alla decisione della corte e farà tutti i test necessari (Agi.it dell’11 gennaio 2019)

Da una successiva verifica, abbiamo scoperto che la notizia è stata inventata e ha cominciato a circolare già nel 2017.

Vero è ovviamente che ​Tiger Woods è diventato famoso anche per le tante avventure extraconiugali che l’hanno portato al divorzio da Elin Nordgren e a subire denunce da parte di decine di donne. Di lì è cominciata la sua crisi come atleta, l’abbandono di molti sponsor, le sedute di riabilitazione per guarire dalla dipendenza dal sesso, il forzato distacco dal golf, a un diffide e lungo recupero, a tanti annunci di rientro alle gare – rinviati e cancellati – a due operazioni alla schiena, a molti dubbi sulle reali possibilità di un recupero allo sport.

Ascesa e declino di un recordman 

Tiger è considerato il più grande golfista di tutti i tempi. Dotato di una grande classe, di una particolare fantasia nella ricerca dei colpi per raggiungere la buca, ha aperto la strada verso un golf più potente nel primo colpo, il drive, e lo ha sdoganato come sport popolare molto più dei grandi campioni che l’hanno preceduto, come Jack Nicklaus. Ha stabilito una serie incredibile di record di precocità, si è aggiudicato 107 tornei di cui 80 sul Pga tour e 14 Slam (a quattro titoli dal record di Nicklaus, anche se è a digiuno dell’Us Open 2008). 

Dominando la scena dal 1990 ai primi anni del 2000, è rimasto al numero 1 della classifica mondiale per 683 settimane complessive (un record), 281 consecutive (dal 12 giugno 2005 al 30 ottobre 2010), unico della storia ad essere stato contemporaneamente campione in carica in tutti e quattro i Majors, a cavallo tra il 2000 e il 2001. Accumulando una fortuna fra premi ufficiali, sponsor e indotto, fino a diventare nel 2014 il primo atleta di sempre di tutti gli sport ad aver superato un miliardo di dollari di guadagni.

Ma il record di richieste di paternità, no, quello non è suo. Ce ne scusiamo con l’interessato e con i lettori.

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