Cosa ci ha detto finora questo Giro d’Italia con i favoriti ancora in disparte 

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Il Giro 101 si concede una giornata di pausa dopo la scalata del Gran Sasso vinta da Simon Yates ed è tempo per i corridori di recuperare le energie in vista di una seconda settimana che si preannuncia difficile, con il “mostro” Zoncolan all’orizzonte.

La Maglia Rosa è sulle spalle di Simon Philip Yates. Il britannico della Mitchelton-Scott è il vero protagonista della prima settimana di corsa: oltre alla Rosa, indossa anche la maglia Azzurra di miglior scalatore, ha vinto la tappa del Gran Sasso, ha fatto un figurone sull’Etna e ha letteralmente rubato la scena ai tre favoritissimi della vigilia, cioè Fabio Aru, Chris Froome e Tom Dumoulin. Quest’ultimo è l’unico che ha risposto “presente” in queste prime 9 tappe, mentre l’italiano e il britannico sono parsi molto appannati, soprattutto sul Gran Sasso, dove hanno accusato ritardi notevoli che li hanno messi fuori dalla top ten della classifica. Il britannico, plurivincitore del Tour, ha sofferto ben diverse cadute, come quella nello spostamento prima della crono di Gerusalemme e un’altra nella salita verso Montevergine di Mercogliano sabato.

Rispetto ai Grandi Giri vinti, Froome per la prima volta chiude la prima settimana senza indossare la maglia di leader. Nei Tour 2013, 2015, 2016, 2017 e alla Vuelta 2017 Froome era sempre arrivato a vestire la maglia di leader entro il termine della prima settimana. Situazione inedita per il britannico, che per conquistare il Giro dovrà fare molto di più e di fatto inaugurare un nuovo modo di vincere un Grande Giro.

Fra le note positive di questo Giro figura certamente anche il colombiano Esteban Chaves, primo sull’Etna e terzo sul Gran Sasso, dove però ha perso la maglia azzurra a scapito del compagno di squadra Yates. Il salomonico arrivo sull’Etna con Chaves primo e Yates secondo ha mostrato un rapporto eccellente fra i due dominatori del Giro sin qui. Ma sarà così fino alla fine? Oppure la rivalità si accenderà, come accadde al Giro 2004 fra i due alfieri della Saeco, ovvero Damiano Cunego e Gilberto Simoni?

Per quanto riguarda le altre classifiche spicca la maglia bianca dell’ecuadoriano Richard Carapaz che ha vinto di forza a Mercogliano ed è uno dei corridori più in vista di questa prima settimana. La maglia Ciclamino è finora sulle spalle dell’italiano Elia Viviani della Quick Step Floors, che ha piazzato una doppietta di forza in Israele ma ha subito l’avvicinamento di Sam Bennett che lo ha fulminato sul traguardo per velocisti di Praia a Mare. La sfida si rinnova nella seconda settimana negli arrivi piani di Imola e Nervesa della Battaglia. 

La tappa che fin qui ha plasmato la classifica è stata quella con l’arrivo sull’Etna, con Mercogliano e soprattutto il Gran Sasso che l’hanno poi puntellata. Yates si è difeso molto bene a cronometro e sull’Etna ha inflitto a Dumoulin un distacco sufficiente (anche grazie agli abbuoni) per stargli davanti, sfilando poi la Rosa all’outsider Rohan Dennis, staccatosi nettamente proprio sul Vulcano. Il Gran Sasso ha invece messo in grande difficoltà Fabio Aru e Chris Froome, con ritardi sopra al minuto. Le alture, fin qui, mostrano che le gambe migliori per affrontare la settimana dello Zoncolan sono quelle di Yates, Chaves, Pinot, Carapaz e Pozzovivo; in difesa Dumoulin, che però rimane sempre un serio candidato alla vittoria, mentre degne di nota sono state le prestazioni di George Bennett e Miguel Angel Lopez.

La seconda settimana del Giro 101

Nel corso degli anni il Giro ha alternato programmi sempre abbastanza diversi come distribuzione delle 21 tappe, soprattutto di quelle iniziali (anche se la settimana finale è quasi sempre stata preceduta da un giorno di riposo) ma dal 2013 a oggi la formula pare essersi stabilizzata. Dal 2013 a oggi, infatti, il Giro sposa una formula consolidata che prevede due soste collocate dopo la nona e la quindicesima tappa, soste che anticipano seconda e terza settimana di gara. Nei casi con partenza dall’estero (Gran Bretagna e Irlanda 2014, Olanda 2016, Israele 2018) o da un’isola (Sardegna 2017) si è aggiunta pure una sosta “tecnica” per i trasferimenti dopo la terza tappa. Nei Giri 2013 e 2015, invece, la prima sosta è arrivata dopo la prima settimana e mezzo di corsa, cioè dopo la nona tappa. Come “prima settimana”, però, intenderemo d’ora in poi – anche nei grafici – la prima parte della corsa (tappe 1-9) indipendentemente dalla presenza o no della sosta per gli spostamenti aerei.

Da tradizione, questa parte della corsa è quella di difficoltà intermedia: solo nel 2016 l’ultima settimana era in media leggermente più semplice della seconda. Quest’anno invece le due settimane finali sono più o meno simili, con la terza leggermente più dura. Come si vede dal grafico sopra, a livello di difficoltà il Giro 101 pare abbastanza simile al Giro 99 del 2016, che fu un Giro abbastanza anomalo, con una seconda settimana più difficile della terza e con un cambio vorticoso di Maglie Rosa anche in fase avanzate della gara. Tornando al Giro 101, la seconda settimana di corsa partirà in Abruzzo, a Penne, e si chiuderà a Sappada in Friuli-Venezia Giulia.

La settimana si mostra molto equilibrata per ciò che riguarda la composizione delle tappe e dei chilometri. Il colpo d’occhio offerto dal grafico sottostante lo mostra in modo immediato: due tappe su sei sono per passisti e finisseur, due per velocisti e due per scalatori puri. La prima delle due tappe di alta montagna è la vetta più dura, la più temuta: il tremendo Monte Zoncolan, da scalare per il versante di Ovaro per la quinta volta consecutiva.

La difficoltà aumenta rispetto alla prima settimana: le vette dello Zoncolan portano l’organizzazione a assegnare 5 stelle di difficoltà (e non potrebbe essere altrimenti) alla tappa che porta da San Vito al Tagliamento a Ovaro.

La seconda settimana di corsa che ci apprestiamo a seguire sarà una risalita dell’Italia dal versante adriatico. Le tappe di Gualdo Tadino e Osimo saranno aperte ai cacciatori di tappa che dopo il giorno di riposo potranno sfruttare un po’ di libertà provando qualche colpo di mano. Attenzione quindi a Enrico Battaglin, Tim Wellens (già vincitori di tappa) e Diego Ulissi. Spazio ai velocisti nella parte centrale della settimana con gli arrivi di Imola (con il suo ormai tradizionale passaggio dentro il circuito automobilistico Enzo e Dino Ferrari) e Nervesa della Battaglia. Nel fine settimana però si ritorna a salire. Quella di sabato è sicuramente la tappa più attesa e va da San Vito al Tagliamento fino al Monte Zoncolan.

 

186 km in cui i corridori dovranno dapprima passare dai Gran Premi della Montagna del Passo Duran e Sella Valcalda, prima degli ultimi 10 infernali chilometri di quella che è ritenuta la salita più dura d’Europa I corridori qui affronteranno pendenze che arriveranno fino al 22%. A meno di debacle, i distacchi fra i big potrebbero essere ridotti (un minuto e mezzo circa?), infatti la pendenza molto dura costringerà i corridori a salire del proprio passo, lasciando pochi spazi ai tatticismi. Corridori come Yates, Chaves, Pinot, Carapaz e Pozzovivo (i più in forma fin qui) potranno fare valere qui le proprie qualità di scalatori e proveranno a mettere in difficoltà gli altri pretendenti alla Rosa, Domoulin in primis – che si è difeso bene fino ad ora –  mentre Aru e Froome dovranno sfruttare l’occasione per rilanciare le proprie ambizioni rosa.

Con la fatica addosso la settimana arriva alla fine con la tappa da Tolmezzo a Sappada, 176 km, con gli ultimi 70 km in cui i corridori affronteranno 3 GPM di seconda categoria quali il Passo Tre Croci (1805 msl), il Passo di Sant’Antonio (1470 msl) e Bosco dei Giavi (1300 msl), prima degli ultimi 7 km tutti in salita con pendenze massime del 10% che porteranno all’arrivo di Sappada posto a 1200 metri sul livello del mare. Questo fine settimana potrà depennare qualche altro nome dal taccuino dei favoriti e mettere e dare a qualcun’altro le chiavi della corsa, ma tutto dipenderà dai distacchi che potranno crearsi in vista della crono della terza settimana che potrebbe rimescolare le carte in gioco. Attenzione quindi ai distacchi che subirà Dumoulin, principale indiziato alla vittoria di tappa della crono all’inizio della terza settimana.

Chi vince la seconda settimana è a (più di) metà dell’opera…

La prima settimana del Giro è per tradizione la settimana che prevede le tappe più “tranquille” del percorso. Nella seconda e terza settimana, invece, i giochi iniziano a farsi decisamente più complicati. Ed è proprio che quando il livello si alza che i campioni escono allo scoperto. Se guardiamo ai Giri più recenti (dal 2000 a oggi), notiamo che arrivare in testa alla fine della seconda settimana molto spesso lanci i corridori verso la vittoria finale.

Su 18 Giri negli Anni 2000, 12 volte chi era in testa a due terzi di gara ha poi trionfato. Solo in tre casi (2004, 2013, 2015) chi era in Rosa alla fine della prima settimana l’ha poi tenuta fino alla fine. Riuscirà Yates a entrare in questo club ristretto e a difendersi dagli attacchi dei rivali? Se ci riuscisse, imiterebbe il suo connazionale Froome, specializzato nel prendere la maglia di leader nella prima settimana e conservarla sino alla fine, così come fecero Contador nel 2015 o Nibali nel 2013. Lo scorso anno la seconda settimana fu il momento cruciale per Tom Dumoulin, che prese la Rosa sfruttando la sua specialità, ovvero la cronometro. Maglia sfilata a Quintana (leader al termine della prima settimana) e Rosa conservata fino a tre tappe dalla fine – ma con la consapevolezza che contenendo i distacchi la cronometro finale sarebbe stata la sua consacrazione. Più caotica l’edizione 2016, con Nibali in affanno fino al clamoroso finale e un vorticoso cambio di Rosa ben distribuito nelle settimane di corsa, come si vede anche nel grafico sotto.

Nella prima settimana solitamente il passaggio della Rosa è decisamente movimentato, probabilmente favorito dalla minore difficoltà che consente anche ai velocisti, a cronoman puri e ai finisseur di accedere alla Rosa. Un’accessibilità che poi, con l’aumento delle asperità, si riduce drasticamente appannaggio di ciclisti completi e con spiccate doti di scalatori. Nel Giro 101 le maglie Rosa sono state “solo” 3, come accadde nel 2014 e nel 2016. La crono iniziale del 2018 ha tagliato fuori i velocisti, ma prima delle salite che hanno (finora) consacrato Yates c’è stato spazio in rosa per l’outsider australiano della BMC Rohan Dennis. Negli ultimi 5 Giri massimo uno-due atleti vestono il Rosa nella seconda quindi nella terza settimana. Fa ancora eccezione proprio il Giro 2016, culminato col capolavoro di Vincenzo Nibali a Sant’Anna di Vinadio nella penultima tappa. Se il 2018 confermerà la sua somiglianza a quel Giro possiamo aspettarci una seconda settimana movimentata? La distribuzione delle tappe fa pensare di no: nei primi quattro giorni le tappe in programma non dovrebbero mettere a rischio la maglia rosa di Simon Yates. Il banco può saltare sullo Zoncolan: le alture friulane potranno ribaltare le sentenze dell’Etna e del Gran Sasso o le confermeranno? Riuscirà Yates a trovare la continuità necessaria per vincere una competizione così difficile come il Giro o gli agguerriti rivali troveranno un modo di arginare il dominio della coppia della Mitchelton-Scott?

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