CASAPOUND E’ IL VERO PROBLEMA?

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di Gabriele Sannino

CasaPound è un partito politico italiano che nasce nel 2008 come collettivo sociale, o meglio come associazione di promozione sociale atta a occupare alloggi in disuso o abbandonati per darne a chi ne ha bisogno.  Sua – a tal proposito – è l’azione dimostrativa in quello stesso anno nei confronti della casa del Grande Fratello, ciò per dimostrare che “La casa è un emergenza abitativa e non un gioco”.

Per quanto riguarda l’emergenza abitativa, da sempre CasaPound propone un mutuo sociale, alias la creazione di un ente regionale pubblico che costruisca su suoli demaniali case da rivendere a prezzo di costo, senza passare per le banche. Con questa formula – spiegano i vari esponenti del collettivo – i futuri proprietari potrebbero pagare una rata che non superi mai 1/5 del loro reddito (ex per 1000 euro max 200 euro) e bloccarla perfino in caso di disoccupazione complessiva del nucleo familiare. Ciò, infatti, farebbe costare una casa molto meno, e le persone non dovrebbero restituirla alle banche (come accade oggi) dopo tante rate versate.

CasaPound – lo avrete capito – deve il suo nome al famoso Ezra Pound, il poeta viaggiatore che aderì al fascismo non perché amasse la violenza, ma perché aveva capito che la finanza internazionale (capitanata dagli anglo-americani) già all’epoca voleva conquistare il mondo, e così facendo aveva contribuito a far nascere (come reazione) ben due regimi totalitari – due terribili dittature – il cui anello debole, – guarda caso – erano proprio i prestiti ricevuti per fare la guerra.  Ezra Pound parlava di questi argomenti negli anni ’30 ai microfoni radiofonici dell’EIAR (quella che oggi è la RAI) e quando sarà catturato dagli americani per poi essere ricoverato in un ospedale psichiatrico a Washington, subirà sia maltrattamenti che umiliazioni per le sue idee.

Oggi, grazie alla storia che ci insegnano a scuola, conosciamo tutti le nefandezze di Hitler e Mussolini.  Bene. Quello che non ci insegnano, però, è che con le due guerre mondiali sono iniziate a crollare solo le dittature politiche, mentre quelle finanziarie hanno cominciato a creare, anzi intessere la loro globalizzazione.

Ma torniamo a CasaPound e ai giorni nostri. Questo collettivo fattosi partito ha un ideologia che parte – ovviamente – da quella che è l’economia del fascismo (un’economia dove lo stato era protagonista assoluto, dato che, per esempio, Mussolini, grazie alla piena sovranità monetaria, aveva potuto costruire opere arrivate fino ai giorni nostri).
Ebbene questa ideologia attraversa tutto ciò che è stato il Movimento Sociale Italiano, fino ad approdare ai tempi moderni.

Il programma politico di CasaPound oggi, per chi vi scrive, è davvero la migliore ricetta che ci sia in questo momento in Italia, e questo perché va dritto al nocciolo delle questioni, non facendo nessuno sconto alla finanza internazionale che ci sta letteralmente distruggendo.
Il primo punto – manco a dirlo – è l’uscita dall’Euro, in quanto solo con la sovranità monetaria si possono stampare soldi per creare nuovamente ricchezza nel paese.  Finche’ avremo una moneta estera e centellinata dalla BCE, in sostanza, non usciremo mai dalla crisi.
Verrebbe quasi da dire – per sdrammatizzare – che finche’ ci sarà l’Euro… non avremo manco una Lira.

Per quanto concerne l’uscita dall’Euro e anche dall’Europa, esponenti di spicco di CasaPound come il candidato Premier Simone Di Stefano o l’Avvocato Marco Mori spiegano che occorre farlo per decreto, senza ricorrere all’art 50 del Trattato di Lisbona, questo perché “La nostra Costituzione viene prima dei trattati”.
Bisogna aver cura anche di nazionalizzare temporaneamente l’intero settore bancario, in modo da non creare speculazioni nel passaggio tra le due divise. Tra gli obiettivi del programma, come si può ben capire, c’è anche la nazionalizzazione della Banca d’Italia, nonché’ una riforma bancaria che obblighi tutti gli istituti di credito a prestare all’economia reale.

Casapound Di Stefano con Nina Moric

Altri punti nodali sono il congelamento parziale di una quota del debito pubblico e un piano di rientro per lo stesso, nazionalizzando – per esempio – settori strategici nazionali come le autostrade, il settore energetico e l’RC Auto.
Ma non solo, il programma parla di un nuovo Istituto di Ricostruzione industriale per rilanciare l’industria nazionale desertificata dalla globalizzazione e dalle multinazionali, così come di un deciso NO a qualunque altra privatizzazione delle aziende pubbliche rimaste.
Per quanto riguarda il dramma dell’immigrazione, CasaPound auspica a interventi economici nei paesi di origine dei migranti, in modo da aiutare la nostra economia, far ri-nascere la loro, e riportare questi ragazzi nei loro paesi di origine (dando loro un lavoro).
Naturalmente, tutto ciò non può essere fatto se non si ha la piena sovranità monetaria. Occorre, infatti, stampare moneta.

Per quanto riguarda i costi della politica, infine, CasaPound non vuole nessun finanziamento pubblico ai partiti, auspica a un taglio dei parlamentari e dei loro stipendi e vuole agganciare le retribuzioni degli stessi a quelle dei lavoratori.
Attualmente, i media concentrano la loro attenzione solo sulla pericolosità di questo partito.
Lungi da me affermare la santità di un movimento che non conosco a fondo: ciò che voglio dire, però, è che la vera violenza, oggi – il vero fascismo – non arriva da CasaPound ma dall’Unione Europea e dalla BCE.
Basti pensare che ci prestano denaro dal nulla chiedendo in cambio pignoramenti ai beni e ai diritti dei cittadini.
Insomma la “Fornero” per loro è una “riforma”…

L’Europa oggi – ricordiamocelo sempre – non è una democrazia: il Parlamento Europeo eletto dai cittadini, infatti, non conta nulla, ratifica solo ciò che la Commissione Europea (non eletta da nessuno) legifera, mentre la BCE… be’ sappiamo tutti le truffe che commette!
Insomma, i mass media, come al solito, essendo al soldo dei banchieri, continuano a concentrare l’attenzione sul dito, mentre la Luna che esso indica continua ad illuminare ed ammaliare le masse.

N.B. L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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